Il ruolo dell’ingegnere nella trasformazione che sta ridisegnando professioni, organizzazioni e società
Il Congresso Nazionale degli Ingegneri di Trieste ha posto l’Intelligenza Artificiale al centro di un confronto che va ben oltre la tecnologia: competenze, etica, deontologia, governance, formazione e autonomia strategica. Per la nuova Commissione Innovazione & Trasformazione Digitale dell’Ordine degli Ingegneri di Bologna, questi temi rappresentano un terreno concreto di lavoro e confronto con gli iscritti.
Una trasformazione da governare, non soltanto da utilizzare
L’Intelligenza Artificiale non rappresenta semplicemente un nuovo insieme di strumenti digitali. La velocità con cui entra nei processi produttivi, nella Pubblica Amministrazione, nelle professioni e nella vita quotidiana pone domande più profonde: chi controlla i sistemi? Chi risponde delle decisioni supportate dagli algoritmi? Quali competenze sono necessarie per valutarne limiti e rischi?
Dal confronto di Trieste emerge un messaggio trasversale: l’innovazione deve rimanere sotto il controllo dell’uomo e al servizio della persona. L’Unione Europea ha intrapreso un percorso di regolamentazione e controllo dei sistemi più avanzati, ma nessuna infrastruttura normativa può essere realmente efficace senza persone capaci di comprendere tecnicamente ciò che devono verificare.
Per questo il tema delle competenze assume una rilevanza strategica e chiama direttamente in causa gli ingegneri.
La responsabilità professionale non si delega all’algoritmo
Gli strumenti della professione sono cambiati continuamente: calcolatrici, computer, software di progettazione e simulazione, fino agli attuali sistemi di Intelligenza Artificiale. Ciò che non cambia è la responsabilità del professionista.
L’IA può aumentare la produttività, analizzare grandi quantità di dati e supportare le decisioni, ma non può diventare una giustificazione per rinunciare alla verifica critica del risultato. La responsabilità finale rimane in capo all’ingegnere.
Questo introduce un principio importante anche per la trasformazione digitale: non è sufficiente “saper usare” uno strumento. Occorre possedere competenze adeguate per comprenderne il funzionamento, valutarne l’affidabilità, riconoscerne i limiti e decidere consapevolmente quando e come impiegarlo.
Dall’etica all’“algor-etica”
Un passaggio particolarmente significativo del Congresso ha riguardato la Rome Call for AI Ethics e il concetto di “algor-etica”: l’etica non dovrebbe essere applicata soltanto a posteriori, ma incorporata fin dalla progettazione e costruzione degli algoritmi.
I principi richiamati — trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, affidabilità, sicurezza e privacy — assumono per gli ingegneri un valore molto concreto. Progettare sistemi intelligenti non è infatti un’attività esclusivamente tecnica: le scelte progettuali possono produrre conseguenze sulle persone, sulle organizzazioni e sull’intera società.
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha aderito alla Rome Call, riconoscendo la necessità di accompagnare l’innovazione tecnologica con una responsabilità professionale altrettanto evoluta.
Deontologia, trasparenza e diritto alla spiegazione
Il quadro normativo italiano sull’Intelligenza Artificiale introduce indicazioni specifiche per le professioni intellettuali: l’IA deve mantenere un ruolo strumentale e di supporto, mentre la prestazione intellettuale umana deve restare prevalente; inoltre il professionista deve informare il committente quando utilizza sistemi di IA.
Nel dibattito emerge anche il cosiddetto “diritto alla spiegazione”: in una società nella quale una quota crescente delle decisioni viene supportata dagli algoritmi, il cittadino deve poter comprendere il contesto tecnologico nel quale tali decisioni vengono assunte.
Per gli ingegneri ciò significa un’ulteriore responsabilità: non soltanto utilizzare e progettare tecnologie, ma contribuire a renderle comprensibili e verificabili. Formazione continua e capacità di comunicazione diventano quindi parte integrante della competenza tecnica.
Pubblica Amministrazione: dalla sperimentazione alla governance
L’IA è già presente in applicazioni concrete della Pubblica Amministrazione. Nel confronto di Trieste è stato richiamato, tra gli altri, il sistema “Giulia”, nato in Friuli Venezia Giulia e utilizzato da diversi Comuni per supportare servizi anagrafici, oltre a sperimentazioni in ambito sanitario orientate all’ottimizzazione di processi e flussi.
Da queste esperienze emerge che il problema principale non è necessariamente la disponibilità della tecnologia, ma la sua governance: servono regole applicative, competenze, sistemi di verifica e strutture in grado di intervenire quando qualcosa non funziona.
Sono state richiamate anche ipotesi di osservatori, forme di tutela assimilabili a un “difensore civico” e collaborazioni interregionali per condividere competenze e casi d’uso. È un modello interessante anche per il mondo professionale: sperimentare, misurare, condividere risultati e costruire progressivamente buone pratiche.
Europa: regole e sovranità tecnologica
La regolamentazione europea costituisce una leva importante, perché chi vuole operare nel mercato europeo deve rispettarne le regole. Ma dal Congresso emerge anche un secondo tema: regolamentare tecnologie sviluppate altrove non è sufficiente.
La forte dipendenza europea da infrastrutture cloud e operatori tecnologici extraeuropei rende necessaria una riflessione sulla sovranità digitale. L’Europa deve essere in grado di sviluppare capacità di calcolo, infrastrutture, competenze e sistemi avanzati propri, anche attraverso la cooperazione internazionale.
Innovazione, regolamentazione e politica industriale diventano quindi aspetti inseparabili della stessa strategia.
Il controllo umano nei sistemi critici
La necessità di mantenere l’uomo all’interno del processo decisionale diventa ancora più evidente nelle infrastrutture critiche. Nel dibattito è stata richiamata l’esperienza della rete elettrica portoghese, nella quale sistemi fortemente automatizzati continuano a richiedere l’intervento di operatori umani soprattutto nelle situazioni eccezionali e nelle procedure di ripristino.
L’automazione, dunque, non coincide necessariamente con l’autonomia completa. Nei sistemi critici l’IA può supportare l’uomo, ma responsabilità, supervisione e possibilità di intervento devono rimanere chiaramente definite.
Sistemi di frontiera: comprendere per poter controllare
Il Congresso ha affrontato anche l’evoluzione dei sistemi di IA più avanzati e i comportamenti inattesi osservati in alcuni esperimenti. Al di là dei singoli casi citati, il tema centrale è la crescente difficoltà di comprendere sistemi la cui complessità aumenta molto rapidamente.
Non possiamo controllare efficacemente ciò che non siamo più in grado di comprendere. Diventa quindi essenziale sviluppare ricerca indipendente, competenze tecniche, strumenti di monitoraggio e capacità pubbliche di verifica che crescano insieme alla potenza dei sistemi.
Dai temi di Trieste al lavoro della Commissione Innovazione & Trasformazione Digitale
I temi emersi al Congresso descrivono con grande chiarezza il terreno sul quale la professione ingegneristica dovrà confrontarsi nei prossimi anni.
È anche il terreno sul quale intende operare la Commissione Innovazione & Trasformazione Digitale dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bologna: creare un luogo aperto di confronto e sperimentazione sulle tecnologie digitali, valorizzando le competenze degli ingegneri dell’informazione ma mantenendo un approccio trasversale alle diverse specializzazioni.
L’obiettivo non sarà soltanto organizzare incontri e formazione, ma favorire la condivisione di esperienze, sviluppare sperimentazioni e casi d’uso, analizzare strumenti e tecnologie, costruire buone pratiche e contribuire a una cultura dell’innovazione consapevole.
In sinergia con le altre Commissioni dell’Ordine — e in particolare con la Commissione Innovazione & Industria — l’ambizione è contribuire alla costruzione di un polo dell’innovazione ricco di competenze complementari, capace di guardare al futuro e di accompagnare concretamente gli ingegneri nei cambiamenti tecnologici in corso.
Una nuova centralità dell’ingegnere
La trasformazione digitale e l’Intelligenza Artificiale riportano al centro una caratteristica storica della professione: la capacità di unire conoscenza scientifica, progettazione e responsabilità verso la società.
L’ingegnere è chiamato ad essere progettista, utilizzatore consapevole, garante della sicurezza e interprete dell’innovazione. Deve saper utilizzare l’IA senza rinunciare al pensiero critico, innovare senza perdere il controllo delle conseguenze e contribuire a rendere la tecnologia comprensibile e utile alle persone.
La sfida, come emerso con forza a Trieste, sarà far procedere insieme tecnica e cultura umanistica: umanizzare la tecnologia senza tecnologizzare l’uomo.
È su questo equilibrio tra innovazione, competenza, responsabilità e centralità della persona che la professione ingegneristica può assumere un ruolo determinante nella trasformazione che abbiamo davanti.
Ing. Marco Schonhaut
Consigliere – Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bologna
Referente Commissione Innovazione & Trasformazione Digitale
Nota editoriale
Articolo elaborato a partire dai contenuti del dibattito sull’Intelligenza Artificiale al Congresso Nazionale degli Ingegneri di Trieste e dal documento di sintesi “Intelligenza Artificiale: Responsabilità, Governance e Frontiere Tecnologiche tra Etica e Regolamentazione”.